IL TEATRO UNIONE NEL PASSATO

Settembre 1939. La stagione lirica comprendeva la rappresentazione delle opere “Madama Butterfly” e “Forza del destino”, quest’ultima con il baritono viterbese Fausto Ricci, il quale esordì a Viterbo nel 1914. Il monumento ai Caduti davanti al teatro fu tolto nel 1937. A sinistra sono le scritte “Caffè Teatro – Cognac Sarti – Coni e gelati”. (Foto Fratelli Sorrini)

Concerto con il maestro Tito Schenardi, era nato a Viterbo nel 1878. Iniziò lo studio della musica con il maestro Cesare Dobici, poi si perfezionò a Roma con i maestri Pietro Mascagni e Riccardo Storti. Nel 1916 fu rappresentata, nel Teatro Costanzi di Roma, la sua opera Fatma, su libretto del viterbese Arduino Rosatini.
Morì il 5 Marzo 1948, e le esequie furono tenute nella Chiesa di san Giovanni in Zoccoli, ove dette l’ultimo saluto il baritono Fausto Ricci, a nome dei numerosi musicisti intervenuti.

Nei bombardamenti aerei del 1944 si salvarono i palchi e una buona parte della facciata. I restauri furono iniziati nel 1949 dall’Impresa Scolae, sotto la direzione degli ingegneri Saverio Cacopardo e Pietro Sabelli del Genio civile, mentre progettista fu l’ingegnere Domenico Smargiassi. (Foto Burla – Viterbo)

L’interno del teatro è a quattro ordini con 25 palchi ciascuno, il tutto sormontato dalla “piccionaia”. Il soffitto della sala e i lacunari della galleria furono dipinti dai bolognesi Samoggia e Del Pane. Le scene ed il secondo telone furono opera del pittore veronese Giuseppe Ceccato, gli stucchi e le decorazioni furono eseguiti da Giuliano Corsini di Urbino e da Giuseppe Carotino di Jesi, l’arco armonico fu dipinto, nel 1858, dal viterbese Gaetano Spadini. (Foto Fratelli Sorrini – Viterbo)

Ottobre 1960, Aldo Moro, segretario politico della Democrazia Cristiana, sale sul palcoscenico del Teatro dell’Unione, per un convegno organizzato dalla D.C. sul tema modernità, efficienza e progresso nelle Amministrazioni locali, è accompagnato dall’onorevole Attilio Iozzelli e dall’amministratore a Palazzo dei Priori, Rosato Rosati. (Foto Burla – Viterbo)

Ritratto, eseguito nel 1870, dell’architetto romano Virginio Vespignani (12 Febbraio 1808 – 3 Dicembre 1882). A Viterbo aveva realizzato i progetti: nel 1845 il Teatro dell’Unione e il disegno del lampadario della sala grande, nel 1855 il Caffè Schenardi, nel 1857 l’Arco trionfale per la venuta di papa Pio IX, nel 1872 il cancello di Prato Giardino e nel 1872 il fronte del Cimitero di san Lazzaro.

Sul fronte del Teatro dell’Unione sono pubblicizzate le opere Rigoletto con Mario Basiola e Manon Lescaut con Rosetta Pampanini. Il teatro, gestito da Guido Biaggi e Claudio Taurchini, in quell’anno vide rinnovato l’impianto d’illuminazione.

1910 circa. A sinistra è l’ingresso del Cinema-Teatro Margherita che andò a fuoco nel 1925, in una pubblicità del 1911 si dice che il Margherita è “il più elegante e signorile ritrovo della città fornito di ventilatori” con musica nell’interno e sala d’aspetto. Sulla destra è il muretto con la scala che conduce alla Chiesa di san Marco.

1910 circa. Il Teatro dell’Unione fu ideato dall’architetto romano Virginio Vespignani, la posa della prima pietra avvenne il 28 novembre 1846 e fu collocata nell’angolo del prospetto principale tra Via santa Maria delle Rose e via delle Mole, per l’occasione furono coniate una medaglia in oro, una in argento e centoventicinque in bronzo.

Anni ’60, Due graziose signore alla biglietteria del Teatro dell’Unione, pronte a staccare il biglietto d’ingresso. (Foto Burla – Viterbo)

Piazza Verdi, da sinistra la torre del Palazzo Santoro, caduta nel 1940, il Palazzo Ronchini costruito nel 1928, il Palazzo della Camera di Commercio del 1933 e il Teatro dell’Unione del 1855. La foto è stata ritoccata dal fotografo, il quale ha “cancellato” il monumento ai Caduti eretto avanti alla facciata del teatro, per riutilizzare lo scatto fotografico dopo il 1937, quando il monumento fu demolito. (Foto edizioni Angeli – Terni)

Il sipario del Teatro dell’Unione era opera del pittore romano Pietro Gagliardi (1809 – 1890), l’artista ritrasse i più grandi poeti e i più famosi musicisti italiani che ascendono al Tempio della gloria. Sul fronte del tempio era scritto: Al genio degl’Italiani nelle arti del teatro.
Il sipario fu trasferito al Museo civico verso il 1930, poi semidistrutto dai bombardamenti aerei del 1944, andò disperso e forse ritagliato nei personaggi a mo’ di ricordino. (Foto Luigi Rossi – Viterbo)

Il Teatro dell’Unione illuminato in occasione del Centenario dell’Unità d’Italia. (Foto Fratelli Sorrini – Viterbo)

Il Teatro dell’Unione colpito gravemente dai bombardamenti del 1944, avanti l’ingresso sono accumulate alcune pietre per essere riutilizzate nei rifacimenti dell’edificio. Rimase quasi illesa la sala tanto che nel dopoguerra riprese a funzionare come sala cinematografica e sala dei concerti. La sala superiore non ha più il soffitto, caduto per il bombardamento.

Il Teatro dell’Unione ancora semidistrutto dopo i bombardamenti che colpirono parte della facciata, la sala e il palcoscenico, fu riaperto il 4 settembre 1952. A destra è il negozio di calzature Cappelli. L’auto ha i parafanghi verniciati di bianco per l’oscuramento ordinato dal regime fascista durante la guerra, ciò consentiva maggiore visibilità negli spostamenti notturni. (Foto Fratelli Sorrini – Viterbo)

22 febbraio 1966. Veglione della Stampa durante le feste del Carnevale, i palloncini portano la pubblicità del Magazzino CIFAM, del Cavaliere del Lavoro, Socrate Sensi. (Foto Petretti di Dino Costantini – Viterbo)

31 agosto 1929. Palcoscenico del Teatro dell’Unione con gli artisti e comparse dell’opera di Giuseppe Verdi, “Aida”. Durante il gran finale del secondo atto, caddero alcune scene sui cantanti e sulle comparse, qualcuno fu portato in ospedale in costume, tanto da essere presi per pazzi. (Foto Fratelli Sorrini – Viterbo)

31 agosto 1929. Serata di gala al Teatro dell’Unione durante l’opera Aida in occasione della riapertura del teatro dopo i restauri. Il teatro in quel periodo fu considerato il quarto per importanza in Italia, dopo La Scala di Milano, il San Carlo di Napoli e il Teatro reale dell’Opera di Roma. (Foto Fratelli Sorrini – Viterbo)

Il Programma di concorso per il progetto del Teatro dell’Unione fu emesso il 20 Giugno 1845 e fu giudicato migliore, nella seduta della commissione aggiudicatrice del 28 Dicembre 1845, quello dell’architetto romano Virginio Vespignani (12 Febbraio 1808 – 3 Dicembre 1882), al quale fu affiancato l’architetto Paolo Oddi, in qualità di assistente.